Guida in stato di ebbrezza: sì all’applicabilità della non punibilità per particolare tenuità del fatto, ma solo all’esito di un’attenta valutazione da parte del giudice.

Guida in stato di ebbrezza: sì all’applicabilità della non punibilità per particolare tenuità del fatto, ma solo all’esito di un’attenta valutazione da parte del giudice.

Con una recente pronuncia in tema di guida in stato di ebbrezza (art. 186 Codice della Strada), la Corte di cassazione, allineandosi all’orientamento precedentemente espresso dalle Sezioni Unite Tushaj, ha ribadito l’astratta applicabilità della causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.) a tale ipotesi di reato, specificando però che, a tal fine, sarà necessario che il giudice valuti in concreto sia la condotta posta in essere dall’imputato, tanto sotto il profilo oggettivo quanto sotto quello soggettivo, sia il danno o il pericolo che ne è scaturito, concludendo con l’affermare che il giudizio di particolare tenuità sarà tanto meno possibile quanto maggiore risulterà il divario fra il tasso alcolemico minimo consentito dalla legge e quello accertato (Cass. pen., Sez. IV, 20 settembre 2021, n. 34630).